Cuba



Cuba

Agosto 1997

Finalmente, per me e Paola, era arrivato il giorno della partenza, avevamo prenotato un volo andata da Torino per Varadero (Cuba) e ritorno da  Montego Bay (Jamaica). Dall’Italia non eravamo riusciti a prenotare il volo che da Cuba ci portasse in Jamaica, partimmo con la speranza che, una volta arrivati  a Cuba, riuscissimo a prenotare un volo.

Facemmo un primo scalo a Francoforte e dopo una attesa di qualche ora ci imbarcammo sul volo per Varadero, decollo perfetto. Dopo un paio di ore di volo notammo sullo schermo che indicava il tragittodi volo, l’aereoplanino stilizzato che improvvisamente cominciò a virare per tornare indietro, pensai ad un errore ma subito dopo perdemmo bruscamente quota e vidi le assistenti di volo decisamente agitate (brutto segno), una voce all’altoparlante disse qualcosa in inglese che non riuscimmo a capire bene vista la nostra scarsa conoscenza della lingua, ci guardammo intorno in cerca di espressioni rasserenanti di qualche passeggero ma il risultato non fu entusiasmante. Trovammo un passeggero italiano che gentilmente ci tradusse quello che il comandante aveva detto, pressappoco suonava così, “Qui è il Comandante che vi parla, avvisiamo i passeggeri che a causa di una incrinatura ad un finestrino, siamo costretti a ritornare a Francoforte, ci scusiamo per l’imprevisto”.

Passarono dieci minuti ed io, seduto vicino al finestrino proprio dietro l’ala, vidi una scia bianca partire dall’ala, stavano svuotando i serbatoi di carburante, procedura obbligatoria in caso di atterraggi di emergenza. Passammo il tempo per arrivare a Francoforte non proprio rilassati e pensando al peggio visto che anche le assistenti di volo continuavano ad essere visibilmente agitate  indicandoci le procedure per i giubbotti  salvagente sotto i nostri sedili.

Fortunatamente l’atterraggio avvenne senza problemi e solo quando scendemmo dall’aereo cominciammo a rilassarci. Non ho voluto indagare oltre sul fatto se fosse vero o meno la storia del finestrino, certo è che non credo che se il comandate pensa che il suo aereo possa precipitare lo annunci ai passeggeri “Salve qui è il comandate che vi parla, avvisiamo i gentili passeggeri che non dovranno più preoccuparsi delle prossime rate del mutuo, grazie di aver volato per l’ultima volta con noi”. Passammo parecchie ore all’aeroporto di Francoforte prima che ci assegnassero un altro volo e soprattutto un altro aereo.

Arrivammo a Varadero stremati, la mattina presto e trovammo da dormire al Hotel Villa la Mar per 28$ a notte per una camera doppia, nonostante le camere fossero libere non c’era verso di occuparle prima delle 13, la burocrazia cubana può essere snervante. Lasciammo gli zaini nella hall ed andammo a fare colazione, nell’attesa che ci dessero la camera trovammo un agenzia della compagnia Aerea Cubana de Aviación e ci informammo per il volo per la Jamaica, l’impiegata non sapeva se cerano voli da Santiago de Cuba (tratta decisamente più corta) ma ci confermò di un volo per Montego Bay (Jamaica) in partenza dall’Habana, prenotammo subito (costo biglietto 144$ a persona). Varadero non ci ha particolarmente entusiasmato, è una località di mare con una spiaggia lunghissima, dove i cubani non possono entrare, piena di alberghi e di negozi per turisti, decidemmo di partire subito il giorno dopo per Santa Clara, ci informammo alla recepion dell’albergo e ci dissero che una corriera partiva l’indomani mattina alle 8 e che i biglietti si facevano sulla corriera. Puntuali come le tasse ci trovammo alla fermata del bus in attesa di essere raccolti, dopo un’ora di attesa, scoprimmo che il bus oggi i non passava, di riprovare domani, ritornammo all’albergo.

Fortunatamente il giorno successivo riuscimmo a prendere la corriera, decisamente malconcia, che in 4 ore e con 8$ a persona ci portò a Santa Clara. Da Varadero in poi dormimmo sempre in case dei privati chiamate Case Particular che affittavano stanze e offrono da mangiare, oltre che essere decisamente più economico, si ha modo di conoscere la vera cuba. A Santa Clara dormimmo in una casa consigliata da amici che per 10$ ci danno una camera confortevole e pulita. La prima cosa in programma era di trovare una scuola, chiedendo informazione ci indirizzarono in una scuola per bambini disabili, chiedemmo del direttore e consegnammo un carico di penne, quaderni, pastelli, e cancelleria varia che avevamo raccolto in Italia con vari amici, dopo mille ringraziamenti, salutammo soddisfatti. Questa città merita una visita per le vicende che si svolsero nel 1958, in particolare le azioni di guerriglia condotte da Che Guevara e da Camilo Cienfuegos che inflissero pesanti perdite all’esercito di Fulgencio Batista determinando il successo della rivoluzione, qui è possibile visitare il mausoleo di Che Guevara e il museo.

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La sera andammo a mangiare in un posto consigliato dalla nostra inseparabile guida (la traduzione italiana della Lonely Planet), la Bodeguita del Centro, il proprietario ci accoglie con calore ci fa accomodare in soggiorno e per 5$ a testa ci riempiono di ottimo cibo.

Il mattino seguente prendiamo un autobus che per 6$ e dopo tre ore di viaggio ci porta a Trinidad.

Trovammo da dormire in una casa coloniale della famiglia Lemes che per 15$ a notte ci diedero una bellissima camera che si affacciava in un cortile interno con un elegante giardino, ricordo ancora al mattino presto, quando mi alzavo per leggere e mi sistemavo sul dondolo in giardino,  la gentilissima proprietaria che mi portava il caffè, ci fermammo qui quattro giorni.

Trinidad è una città bellissima indicata come Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO,  girare per le strade acciottolate e le case dai colori pastello, ammirare la bellezza della sua architettura barocca e fermarsi a bere cerveza nelle piazze minori era il programma di quei giorni.

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Un paio di giorni li passammo al mare a Playa Ancon, ci accompagnava in macchina il Sig. Lemes che di professione era professore universitario di odontoiatria e non si capacitava, credendo che io sbagliassi a fare i conti, di quanto poteva costare in Italia farsi foderare un dente, considerate che il suo stipendio di professore era 10 $ al mese, per la stessa cifra lui ci accompagnava al mattino a Playa Ancon e ci veniva a riprendere la sera !!!!

Ottimi i pranzi gustati a base di aragosta e banane verdi fritte che sembrano patatine, per 12$.

Da Trinidad, prendendo prima la corriera e poi il treno, impiegammo tutto il giorno per arrivare a Santiago de Cuba,  la seconda città per grandezza dopo l’Havana, ricca di monumenti. Ci fermammo due giorni per visitarla. Il Castello di San Pedro de la Roca, una antica fortezza, merita sicuramente una visita. Fate attenzione agli scippatori, in due giorni abbiamo assistito a due scippi, uno ad una ragazza cubana alla quale e stata strappata una catenina e un’altro a un malcapitato turista che si e visto strappare la borsa con tutta l’attrezzatura fotografica da un ragazzo in bicicletta il quale, dopo lo scippo, si è buttato giù per una ripida discesa sparendo tra i vicoli.

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Proseguimmo il viaggio prendendo il treno per Camaguey, un vecchio treno con i sedili in legno che ci mise otto ore per percorrere 350 chilometri (costo biglietto 12$).

A Camaguey abbiamo avuto il piacere di soggiornare a casa di Manolo, un insegnante universitario di ingegneria, lui e suo fratello hanno barattato le loro case, a Cuba gli alloggi non si vendono, con una casa coloniale molto grande che stavano completando di  ristrutturare per poter ospitare i turisti. La stanza, arredata nuova, ci veniva offerta per 15$ mentre la cena per 5$ e la colazione per 2$. Manolo si è rivelato anche ottimo cuoco proponendoci sempre piatti diversi.

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Nei tre giorni passati in compagnia con Manolo e suo fratello, non posso non ricordare una notte trascorsa a bere una bottiglia intera di rhum parlando di politica e condizioni di vita a Cuba, arrivando sino a sbilanciarsi nei confronti di Fidel, ne è emerso che il turismo stava creando un divario enorme nei guadagni, se uno stipendio di un professore era di 10 $ al mese, non poteva competere con chi trasportando i turisti li guadagnava in un giorno, per non parlare poi della prostituzione, altro tasto dolente a Cuba. E vero che le ragazze cubane sono bellissime soprattutto  le mulatte che difficilmente vedrete in compagnia dei turisti, quelle che ti si buttano addosso sono generalmente ragazze di colore per niente ingenue che sognano solo di scappare da Cuba. Alla sera del terzo giorno prendemmo il treno che viaggiando tutta la notte ci portò a la Habana. Avevamo un indirizzo per trovare una sistemazione ma, probabilmente sbagliammo quartiere e ci trovammo in una via vicino al centro, chiedemmo informazioni ad una signora che stava uscendo da un portone, ci disse che non conosceva l’indirizzo da noi cercato e se volevamo, per 10 $, potevamo sistemarci a casa sua e visto che stava andando a lavorare ci lasciò le chiavi da casa dicendoci che potevamo lasciare i bagagli e al suo ritorno ci avrebbe preparato la camera…..increduli della fiducia entrammo nell’alloggio, molto decoroso, e dopo una rinfrescata siamo partiti alla scoperta dell’Habana.

Sono molte le cose da vedere nella capitale, dal Valecón, il viale che corre lungo tutta la costa nord de L’Habana al Quartiere del Vedano dove si trova e la mitica plaza della Revolucion, ma sicuramente Habana Vieja è la parte più affascinante di questa città, camminare nelle vie dove sono parcheggiate le antiche auto americane lasciate a Cuba dopo la rivoluzione del 1959 ti fa sembrare che il tempo si sia fermato.

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La sera i molti bar e ristoranti offrono musica dal vivo, la Salsa riempie le strade creando un’atmosfera di festa. Uno dei bar più famosi di Cuba è sicuramente La Bodeguita del Medio famoso per il suo mojito e per un affezionato cliente degli anni passati: Ernest Hemingway. Anche noi approdammo in questo bar e per non consumare il solito mojito  ordinammo due bicchieri di rum, il barista ci chiese “quince año ?” nella confusione pensammo avesse detto se lo volevamo invecchiato di 5 anni, invece quince significa quindici, capimmo subito l’errore quando il barista si arrampicò sullo scaffale più alto e prese una bottiglia impolverata, gustammo un ottimo rhum ad un prezzo ragionevole.

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L’ultimo giorno a Cuba lo passammo al mare a Playa del Este, a qualche chilometro dall’Habana, la sera, dopo un’ora che eravamo in attesa della corriera che ci riportasse alla capitale insieme ad altri cubani, provammo l’esperienza del trasporto alternativo. A cuba è usanza che se i camion sono scarichi possono caricare passeggeri alle fermate dei bus, e fu così che ci arrampicammo in un container che aveva trasportato ghiaia per ritornare all’Habana. Il mattino seguente prendemmo il volo per Montego Bay (Jamaica), anche l’aereo sembrava fosse stato lasciato dagli americani dopo la rivoluzione, quando chiusero gli sportelli e attaccarono al massimo l’aria condizionata, la cabina si riempì completamente di una nebbia dovuta all’effetto della condensa, anche se non era segno di qualche malfunzionamento dell’aereo creò un po’ di tensione, fortunatamente arrivammo a Montego Bay senza problemi, pronti ad assaporarci la   JAMAICA.

Informazioni Utili

scubabcubaNome in lingua locale:Republica de Cuba

Governo: Repubblica socialista

Superficie (Km²): Km 110.861

Popolazione: 10.937.635

Capitale: L’Avana

Lingue utilizzate: Spagnolo

Religioni: Cattolici 39% Protestanti 2,4%

Gruppi etnici: Mulatti 51% Bianchi 37% Neri 11%

Moneta: Peso Cubano

Fuso orario: -5

Prefisso telefonico: 0053

Corrente elettrica: 110/220V 60Hz A , C nei vecchi hotels e’ di 110V, nei nuovi di 220V. A e C possono trovarsi insieme.

Ambasciate e consolati in Italia:
Consolato: Via Arco, 4 20121 Milano Tel.02/866166-7 Fax 02/8054826

Ambasciate e consolati in loco:
L’Avana Paseo n. 606, entre 25 y 27 Vedado Tel. 00537 333334/56/78/90
Fax 333416 Telex 0028 511352 ITALD CU

Documenti necessari per l’accesso: È necessario il passaporto valido per almeno 6 mesi dopo la data di rientro prevista e il visto.

Itinerario

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