India



India

Agosto 1994Questo viaggio di 34 giorni in India è stato forse il più intenso dal punto di vista emotivo, ma anche il più affascinante. La cultura Indiana è talmente radicata che per noi occidentali , o almeno per me, spesso risulta incomprensibile. La struttura sociale organizzata in caste va aldilà di ogni mia comprensione, dal punto di vista sociale, se nasci povero morirai povero, non puoi riscattare con la tua vita gli errori fatti in una vita precedente per cui devi accettare la tua condizione e sperare per la tua prossima vita, inoltre non puoi relazionarti con altre caste, queste regole condizionano l’intera India sia nella vita sociale che nella vita politica.Le Caste sono divise in quattro grandi gruppi:

Brahamani (sacerdoti, controllori dei testi sacri e insegnanti con il compito di tramandare la tradizione).

Kshatryia (capi guerrieri: aristocratici militari)

Vaishya (commercianti, contadini e pastori)

Sudra (artigiani, servitori, operai ecc.)

In fondo alla gerarchia si trovano i fuori casta (Paria o Candala o Intoccabili), persone che svolgono lavori ritenuti religiosamente impuri e il contatto con i quali è ritenuto motivo di impurità. Quest’ultimi, che sono la maggior parte della popolazione, vivono ai margini delle strade venendo disprezzati dalla gente di casta,  e sono loro che mi hanno particolarmente colpito. Considerate che l’india è il secondo paese più popoloso del pianeta con oltre un miliardo di abitanti ed è la dodicesima più grande economia del mondo,  la quarta in termini di potere d’acquisto, ma nonostante ciò il paese soffre ancora di alti livelli di povertà, analfabetismo e malnutrizione.

Cominciamo il racconto del nostro viaggio, abbiamo prenotato il volo con l’arrivo su Bombay, oggi conosciuta come Mumbai, ed il ritorno da New Delhi.

Arriviamo alle tre del mattino a Bombay, dall’aeroporto prendiamo un taxi per arrivare in centro la città e trovare una sistemazione per la notte, l’autista, un Sik con il suo turbante rosso ci carica sul taxi dopo aver contrattato il prezzo, non ha nessuna voglia di parlare, comprensibile, penserà: “Altri turisti occidentali”. Ci lascia in una piazza in centro a Bombay, con gli zaini sulle spalle cerchiamo una sistemazione, subito siamo avvicinati da un ragazzino che ci aiuta a trovare una guest house. I bordi della piazza erano coperti da una distesa di Indiani che dormivano su giacigli improvvisati con pezzi di cartone. I topi, a decine e decisamente belli grossi, giravano indisturbati tra e sopra gli “ospiti” della piazza, mi ha fatto una certa impressione soprattutto per il fatto che nessuno se ne preoccupava, considerate che ad ottobre scoppio una epidemia di peste. Tornando a noi, trovammo da dormire in una stanza presso una guest house, il livello di pulizia era alquanto basso ma erano le 4 del mattino, prendemmo i nostri sacchi lenzuolo e passammo le poche ore che ci separavano con l’alba.

Il giorno seguente ci dedicammo alla scoperta di Bombay, alla luce del giorno, non dico che la città sembrava vestita a festa ma almeno non cerano i topi che regnavano indisturbati.

Iniziamo la visita dal più famoso monumento, per importanza e significato storico, che è la Porta dell’India (Gateway of India).  Si trova nel porto di Mumbai ed è un arco trionfale costruito agli inizi del Novecento dagli inglesi in onore del re e della regina e che oggi è divenuto il simbolo della città e dell’indipendenza. Un’altra attrattiva della città è la Flora Fountain (Hutatma Chowk) una meravigliosa fontana che fu costruita nel 1869, in onore di Sir Henry Bartle e Edward Frere. Si trova nel cuore di Mumbai all’incrocio di cinque strade. In cima alla fontana viene raffigurata “Flora”, la dea romana dei fiori. Da visitare anche la moschea Haji Ali, la tomba di un santo Musulmano che sorge su un’isoletta nel Mare Arabico, di fronte al Tempio di Mahalaxmi. Durante l’alta marea, il passaggio per la moschea viene sommerso ed è perciò possibile visitarla solo durante la bassa marea. Se volete passeggiare gustando qualche specialità indiana andate a Chowpatty Beach e Juhu Beach : Chowpatty beach, situata sulla Marina Drive, è rinomata per i suoi chioschi che vendono “Bhel-Puri e Pani-Puri chat”, lo snack preferito dagli abitanti di Mumbai e dai visitatori. Juhu Beach è la spiaggia più famosa di Mumbai, soprattutto per i picnic e si trova a 30 km dal centro di Mumbai. È una lunga striscia di sabbia che va da Santacruz a Vile-Parle.
Potete fare una escursione nei dintorni di Bobay per visitare le Grotte di Elephanta : Le Grotte di Elephanta sono situate su un’ isola a circa 10 km dalla Gateway of India. Le cave sono costituite da templi scavati nella roccia che rimontano al 7° secolo d.C. La principale attrazione è l’imponente busto del dio Shiva a tre teste, comunemente noto come “Trimurti”.

Il giorni seguente prendiamo il treno per raggiungere Udajpur,  nel Rajasthan , bella cittadina sul lago Pichola (Pichola Lake) con i suoi bianchi palazzi, gli splendidi giardini e i laghi. Da visitare il City Palace, che si erge sopra la distesa azzurra del lago Pichola , una meraviglia in marmo e granito. Costruito all’inizio del 18 secolo, il City Palace è circondato dal bellissimo Jagdish Temple, con alcune figure scolpite e gli interni riccamente decorati, e dal Sahelion-ki-Bari o “Giardino delle vergini”, che ospita quattro piscine, chioschi finemente scolpiti ed elefanti in marmo. Anche il Lake Palace si erge sull’acqua, venne costruito nel 17 secolo su una fondazione naturale di 4 acri di roccia. È caratterizzato da bellissimi chiostri circondati da colonne, terrazze pensili, fontane e giardini. Le eleganti stanze sono ornate da archi cuspidati, pietre intarsiate con foglie di loto rosa e verdi e da specchi dipinti.

Il nostro viaggio prosegue verso Jodhpur detta anche la “città blu” essendo questo il colore predominante delle sue case, potrete ammirare uno spendido panorama dalla rossa fortezza diMehrangarh che domina la città.

Da Jodhpur, porta sul deserto ci dirigiamo verso Jaisalmer, un gioiello dell’India fortificata in pietra colore dell’oro nel desolato deserto del Thar. E’ una delle città più belle e magiche che ho visto in India, con la magnificenza dei suoi palazzi in arenaria dalle facciate finemente scolpite con figure, finestre a griglia, deliziosi padiglioni e balconi e dei suoi Haveli. Molti di questi palazzi sono vere e proprie case-museo sono ancora oggi abitate. Camminare nelle stradine ti riporta indietro nel tempo. Jaisalmer è famosa per i suoi Havelis dalle elaborate facciate a griglia. Alcuni degli haveli più famosi sono il Patwon-Ki-Haveli, il Salim Singh Ki-Haveli, caratterizzato da una cupola blu e il Nathmalji-Ki-Haveli con la sua pietra finemente lavorata. Da non perdere il più antico e stupendo tempio jainista del mondo, il famoso tempio di Parswanath Temple, con i suoi sancta sanctorum scolpiti con figure umane e di animali. Se avete l’occasione di visitare questa città a gennaio-febbraio, non perdetevi il festival del deserto. Da questa città potete effettuare delle escursioni nel deserto sui cammelli passando la notte sotto le stelle.

Proseguiamo il viaggio verso Bikaner attraversando la parte più bella del deserto. Da visitare il maestoso forte Junagadh, risalente agli inizi del 1600, con le numerose stanze interne finemente decorate. Nella vicina località di Deshnok potete  vistare il tempio di Karniji, dove i topi godono di protezione correndo indisturbati per tutto il tempio scorrazzando tra le gambe dei fedeli, noi, di topi, ne vedevamo abbastanza tutti i giorni e abbiamo deciso di saltare questa esperienza.

La nostra prossima tappa fu Pushkar, un’altra stupenda perla sul lago. Troviamo da dormire in un albergo gestito da occidentali, prendiamo le stanze più economiche ma anche le più suggestive, si affacciavano direttamente sul lago. In questo posto abbiamo tirato un po’ il fiato e recuperato le forze, il ristorante annesso preparava con molta attenzione diversi piatti gustosi che siamo riusciti a mangiare, la cucina indiana è molto varia ma anche molto speziata, inoltre, considerando le condizioni igieniche, non sempre riuscivamo a mangiare tutto quello che ci portavano. Anche andando nei ristoranti per turisti ci è capitato di vedere scorrazzare tranquillamente dei topi di 30 centimetri (coda esclusa) nella sala e nelle cucine, inoltre, non fidandoci di bere acqua del posto e mangiare verdure crude, la scelta e l’appetito erano scarsi. Pushkar è una delle città sante dell’induismo con case coloratissime nel quartiere del mercato, e bianchissime quando si affacciano sul lago. Ci sono molti templi da visitare, il più antico ha ottocento anni, ma è bello camminare tra le vie di questa città quasi pedonalizzata, le bici e i touk touk scorrono  tra le vie con le fogne a cielo aperto dove convivono le contraddizioni dell’India. Gli incantatori di serpenti cercano di attirare i turisti, i bambini storpiati chiedono l’elemosina cercando di impietosire noi ricchi occidentali, le donne dai costumi coloratissimi camminano indifferenti.  Tra i negozi, i templi, i ristoranti vegetariani e le guest house le mucche, i vitelli, i cani, le capre e le scimmie vivono indisturbati alla ricerca di cibo, se qualche mucca muore, essendo considerata sacra,  il suo cadavere viene lasciato decomporsi per la strada, è impossibile restare indifferenti, sentivo contemporaneamente fascino e ribrezzo per quello che mi stava intorno.

Lasciamo questa città per raggiungere Jaipur, capitale del Rajasthan. Conosciuta con il nome di “città rosa”, per il colore predominante delle sue abitazioni, Jaipur è ricca di monumenti tra cui ilJantar Mantar,  un osservatorio astronomico all’aria aperta i cui enormi strumenti astronomici sono costruiti in pietra. L’Hawa Mahal, chiamato Palazzo dei Venti, fu costruito nel 1799 ed è un palazzo di otto piani con una  facciata in arenaria rosa lavorata con quasi mille fra nicchie e finestre, tutte finemente lavorate a merletto. Da non perdere il City Palace, tuttora residenza del Maharaja di Jaipur, è un enorme complesso di architettura Mogul e Rajastana con numerosi cortili, due musei ed un’armeria con una ricca collezione di armi di tutti i generi. Il cortile più famoso è il Pritam Niwas Chowk, comunemente conosciuto come Cortile del Pavone.

A 11 km da Jaipur, potete visitare il palazzo fortezza di Amber la cui costruzione iniziò nel 1592.Il forte fu costruito con pietre arenarie rosse e marmo bianco,  ha una facciata solenne ed austera, mentre gli interni sono fastosi, eleganti e raffinati. I muri interni raccontano scene meravigliose con dipinti e bassorilievi, pietre preziose e molti specchi. Se volete, potete salire sui ripidi bastioni, a dorso d’elefante. I molti turisti che visitano questo forte li vedrete appollaiati su elefanti riccamente ornati per l’occasione, noi abbiamo preferito salire a piedi.

Lasciamo il Rajasthan per entrare nel Uttar Pradesh  per visitare Agra. Due sono le meraviglie che attirano i viaggiatori da tutto il mondo, la prima è il Taj Mahal. Questo stupendo mausoleo fu costruito dal quinto imperatore Mughal , Shah Jahan, nel 1631 in memoria della sua seconda moglie, Mumtaz Mahal, principessa originaria della Persia, morta prematuramente per parto. I mi migliori artisti dell’epoca impiegarono ventidue anni per completare questo meraviglioso palazzo in marmo bianco incastonato di pietre preziose. Ricordate che il Taj è chiuso il venerdì.

L’altra meraviglia che dovete visitare ad Agra è l’imponente Forte Agra in arenaria rossa. Le doppie mura, alte venti metri e con una circonferenza di 2.5 km, racchiudono un labirinto di superbi saloni, moschee e giardini che formano una piccola città. Sfortunatamente non tutti gli edifici sono aperti ai visitatori. Se affittate un Tuk Tuk con  relativo autista per farvi portare a visitare questi luoghi, sicuramente l’autista vi porterà presso un venditore di qualcosa (gioielli, tessuti, spezie, etc.) dicendovi che è il negozio di un suo fratello, zio, cognato o quant’altro. La verità e che hanno una commissione su quello che i negozianti riescono a vendervi. Se avete tempo potete concedergli qualche ora.

Lasciammo Agra per raggiungere quella che già sapevamo essere la città più spirituale ed affascinante ma allo stesso tempo più difficile da vivere e comprendere, Varanasi. Conosciuta anche come Benares, è la città santa degli Induisti, la più sacra, la più spirituale.

Nel tardo pomeriggio prendiamo un treno che da Agra ci avrebbe portato sino a Varanasi. La stazione di Agra, la sera si riempie di “intoccabili” che si accampano per la notte, un fitto mosaico di miserie umane riempiva la nostra vista. Nonostante avessimo preso una cuccetta per la notte, noi, come altri turisti, siamo stati vittime di furti. Purtroppo a noi rubarono tutta la nostra attrezzatura fotografica, l’unica consolazione è che fu un furto fatto con destrezza, ancora oggi non è ancora chiaro come ci siano riusciti. Ci sistemammo in una guest house e cominciamo a visitare la città che si adagia lungo la riva occidentale del Gange, quella orientale viene considerata impura. Sulla riva si vedono grandi palazzi, templi e numerosi Ghat, scalinate su cui un continuo andirivieni di gente scende al fiume per le abluzioni, sono luoghi di preghiera e di purificazione.

Nei Ghat di Manikarnika e di Harischandra viene esercitato il rito della cremazione. I corpi dei defunti vengono trasportati su una lettiga di bambù avvolti semplicemente da un lenzuolo e deposti sulle pire funerarie, cataste di legno opportunamente preparate, bruciati ed infine le loro ceneri buttate nel Gange. Assistiamo a delle cremazioni, un rito abbastanza impressionante se visto da vicino. Considerate che per le tre ore di cremazione necessarie ad incenerire un corpo costano molto, solo le persone benestanti possono permetterselo. I meno ricchi, non permettendosi di pagare il numero necessario di fascine per la cremazione, vengono cremati ugualmente con il risultato che nel Gange vengono versate non soltanto le ceneri ma anche i cadaveri semi bruciati. Tra le barche ormeggiate si vedevano i corpi bruciati che galleggiavano, pochi metri a valle i fedeli si immergevano in quelle acque putride lavandosi e bevendo l’acqua del fiume sacro. E’ stato davvero difficile comprendere quelle scene. Anche per le strade della città si affollavano malati terminali, storpi, vecchi moribondi che vengono qui da tutta l’India per morire. Nonostante questo scenario, la profonda convinzione che esista un’altra vita dopo la morte li rasserena e non si vedono scene di pianto o disperazione sia durante la cerimonia che tra le persone che attendono di morire. L’alta spiritualità che aleggia nell’aria mista ai fumi delle pire funerarie rende questo posto surreale, non ho mai visto un’accettazione della morte così profonda. Dal punto di vista architettonico ci sono bellissimi templi da visitare. Il Tempio di Bharat Mata dedicato alla Madre India conosciuto per la mappa in rilievo dell’India. Il Tempio di Vishwanath dedicato al Dio Shiva. in cui è conservato il venerato lingam di Shiva. Il tempio Tulsi Manas Mandir, in stile Sikhara, famoso per i suoi muri sui quali è riprodotta la versione hindi del Ramayana, il poema epico che racconta la storia di Rama, una delle tante reincarnazioni di Vishnu. Tempio di Durga, costruito nel 18° secolo, nello stile Nagara, è uno dei più importanti templi di Varanasi. La shikhara è costituita da numerose piccole guglie sovrapposte.

Dopo tre giorni lasciamo Benares per raggiungere in treno New Delhi. Non posso dirvi molto su questa città, abbiamo passato gli ultimi due giorni prima del rientro in Italia al fresco della nostra camera dell’albergo. I 34 giorni passati ci avevano stremati, tra il caldo, l’alimentazione (ero dimagrito di 5 chili),  le forti emozioni ed il fatto che gli ultimi giorni una febbre, che mi sono trascinato per una settimana dopo il rientro in Italia,  ci hanno fatto desistere dal visitare la capitale. Persino i doganieri all’aeroporto di Delhi, vedendomi in che condizioni ero, mi hanno fermato per dei controlli, fortunatamente si sono convinti che non stavo bene e siamo rientrati in italia senza problemi. E’ stato un viaggio intenso, faticoso, emozionante, difficile ed affascinante. La vita e la morte, i profumi e gli odori nauseabondi, i colori, la povertà e la miseria, si intrecciano in maniera indissolubile creando un tessuto meraviglioso che è l’India. Sicuramente tornerò a visitare questo paese dalle mille contraddizioni.

 

Informazioni UtilibindiasindiaNome in lingua locale:  Bharat _ Baharat Juktarashtra

Governo:  Repubblica federale

Superficie (Km²):  Km 3.287.590

Popolazione: 970.600.000

Densità della pop. (abitanti per Km²): 299 ab. Per Km2

Capitale: Nuova Delhi

Lingue utilizzate: Sedici lingue, compreso l’Hindi e L’Inglese (uff.)

Religioni: Induisti 80,3% Musulmani sunniti 8,2% Musulmani Sciiti 2,8% Cristiani 2,4% Sikhs 2% Buddisti 0,7% Gianisti 0,5%

Gruppi etnici: Gruppi Indoariani 72% Dravidi 25% Mongolidi 3%

Moneta: Rupia Indiana

Fuso orario: +5:30

Prefisso telefonico: 0091

Corrente elettrica: 230V* 50 Hz C , D * in qualche area e’ usata la corrente continua.

Documenti necessari per l’accesso: È necessario il passaporto in corso di validità e il visto

Ambasciate e consolati in Italia: Via XX Settembre, 5 00187 Roma Tel.06/4884642- Fax 06/48904470
Consolato: Via Larga,16 20122 Milano Tel.02/8690314-8057691 Fax 02/7200226

Ambasciate e consolati in loco: New Delhi 50, Chandra Gupta Marg Chanakyapuri – N.D. 110021
Tel. 009111 6114355 – Fax 6873889

Calcutta (Bengala Occidentale) 3, Raja Santosh Road – Calcutta 700027
Tel. 009133 4792414 e 4792426 – Fax 4793892

Mumbay “Kanchanjunga” – 72, Dr. G. Deshmukh Road (Pedder Road) – Mumbai 400026
Tel. 009122 3804071 / 3804073 / 3874072 / 3872342 Fax 3874074

Chennai (Ex Madras) c/o Ashok Leyland Linited – 19, Rajaji Salai – Madras 600001
Tel 009144 5341110 – Fax 5341136

PanjimGuala Closures (India) PVT. LTD D-1 Sesa Ghor – Patto Panjim Goa 403001
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